Dott. Bernazza Riccardo, Redattore Farmanews e Consigliere Agifar Roma

Tra gli antivirali vagliati per il trattamento del Covid-19 si può annoverare il remdesivir. Questa molecola, sviluppata da Gilead sciences per combattere l’ebola, verrà testata da numerosi Paesi tra cui l’Italia per il trattamento con due studi di fase 3 che coinvolgeranno i centri con maggior numero di pazienti adulti in Italiaricoverati con diagnosi di Covid-19. Ad annunciarlo sono stati sia la stessa Gilead Sciences, sia l’Agenzia italiana del farmaco (Aifa).

Al momento il remdesivir, il quale è in grado di bloccare gli enzimi usati dai virus per la replicazione nelle cellule umane, non è ancora stato approvato dalle autorità regolatorie per uso terapeutico e viene unicamente fornito per “uso compassionevole”, vale a dire solo in caso sia necessario un trattamento d’emergenza di singoli pazienti affetti da Covid-19 in gravi condizioni e senza valide alternative terapeutiche al remdesivir stesso.

Come dichiarato da Massimo Galli, past president della Simit (Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali) e Direttore divisione clinica di malattie infettive AO-Polo Univ. Luigi Sacco, “remdesivir è uno dei pochi farmaci per cui sussista un’evidenza sperimentale di possibile efficacia nei confronti dei coronavirus, almeno in modelli di laboratorio, per le sperimentazioni fatte sul virus della Mers”. E poi continua sottolineando che “Nella situazione di totale carenza di farmaci l’impiego di remdesivir compassionevole ha fornito una possibile speranza per identificare una terapia che potesse avere un’efficacia anche nei pazienti con infezione da nuovo coronavirus Sars-CoV2. Ma determinare il grado di efficacia di questo farmaco in un contesto di uso compassionevole non è facile. Motivo per cui sarà estremamente importante disporre dei dati di protocolli di sperimentazione clinica che si stanno avviando in queste ore”.

Saranno due i protocolli in Italia che valuteranno l’efficacia dell’antivirale in due campioni distinti di pazienti: uno avente polmonite da coronavirus associata a compromissione della funzionalità respiratoria e un altro con polmonite da coronavirus ma non ancora associata a un’alterazione della funzionalità respiratoria.

Gli studi verranno condotti dapprima presso l’Ospedale Sacco di Milano, il Policlinico di Pavia, l’Azienda ospedaliera di Padova, l’Azienda ospedaliera Universitaria di Parma e l’Istituto nazionale di Malattie infettive Lazzaro Spallanzani. Tuttavia si stanno identificando anche altri centri nelle Regioni che presentano un’elevata incidenza dell’infezione del Covid-19 e che possano, quindi, essere inclusi negli studi.