Michele D’Ambrosio, Socio Agifar Roma

Ormai ci siamo, la fase due è finalmente iniziata. Piano piano l’Italia, con diverse professioni che ritornano definitivamente all’attivo, vuole spostare le lancette dell’orologio a prima del lockdown, quando tutto era normale. Nonostante molte categorie di lavoratori possano ora lavorare, ce n’è una che non ha mai smesso, che non è mai stata in quarantena: quella dei farmacisti.

Sin da quando è iniziata l’epidemia, i farmacisti sono sempre stati l’operatore sanitario della porta accanto, a completa disposizione del cittadino anche per un lieve mal di denti, che di questi tempi era la cosa minore. Sempre pronti a qualsiasi cosa, sono stati, insieme ad altri che non hanno avuto la “fortuna” di rimanere a casa in questo periodo, i più a rischio all’esposizione, e quindi a una possibile infezione da coronavirus.

Da qui è nata la necessità di assicurare loro analisi che rivelino l’eventuale contagio, attraverso opportuni test sierologici e virologici.

La FOFI ha rilasciato il 21 aprile un bando di convenzionamento, nel quale si fa presente che si “intende assicurare ai farmacisti e ai loro familiari, al personale della Fofi e degli Ordini dei Farmacisti e ai loro familiari la possibilità di ottenere, a prezzi convenzionati, analisi per la rilevazione della presenza del Covid-19 a partire dal 21 aprile per la durata di 18 mesi”.

Questa è un’iniziativa che si inserisce nella più grande manovra programmata settimane fa dal commissario straordinario Domenico Arcuri e dal governo, e cioè di realizzare test seriologici a tappeto su tutto il territorio, per poter mappare, sebbene questi test non forniscano una sicura patente di immunità, una generica situazione della popolazione italiana.

Al seguente sito potete trovare i laboratori convenzionati presso i quali poter effettuare test per la rivelazione della Covid-19: http://www.fofi.it/laboratori_convenzionati.php