Dott.ssa Maria Francesca Lioni, Socia Agifar Roma

Nella ormai nota pandemia non sono solamente i focolai ad accendersi e spegnersi, ma anche le speranze riguardanti la farmacoterapia contro Sars-Cov-2. Tra gli studi italiani più importanti che sono stati svolti in questi mesi rientra sicuramente l’indagine sul Tocilizumab. Il razionale dello studio TOCIVID-19 risiedeva nell’intento di utilizzare questa molecola per calmierare l’infiammazione indotta dal Coronavirus nei pazienti contagiati e di conseguenza l’ammissione in terapia intensiva [1]. Inizialmente i risultati sembravano essere incoraggianti, ma con il passare del tempo i benefici attesi non hanno trovato conferma nei dati ottenuti. Così, l’AIFA ha annunciato con il comunicato stampa n.600 la chiusura anticipata dello studio.

Nella sperimentazione clinica erano stati arruolati poco più di un centinaio di pazienti, randomizzati e divisi in due bracci. Ad un gruppo è stato somministrato il Tocilizumab, mentre l’altro gruppo ha ricevuto la terapia standard. L’evoluzione clinica della storia di questi pazienti Covid-positivi ha messo in chiaro che il trattamento farmacologico con Tocilizumab è stato purtroppo sopravvalutato. Il trial ha dimostrato che non sussiste nessuna differenza significativa nel numero totale di accessi alla terapia intensiva tra i pazienti trattati con la terapia sperimentale e quelli trattati con il gold standard (10.0% verso il 7,9%) e nella mortalità a 30 giorni (3.3% vs 3.2%).

Considerando i risultati ottenuti, l’AIFA ha deciso che è opportuno considerare il Tocilizumab come un farmaco ad uso esclusivamente sperimentale. È giusto continuare ad indagare su un possibile ruolo di questo farmaco nella terapia contro il virus, ma occorre tenere in considerazione che la sua efficacia nel trattamento della patologia in questione si è dimostrata limitata.

Lo studio, anche se chiuso anticipatamente, ha fornito dei dati affidabili e riproducibili. Il che non è assolutamente scontato in tempi di emergenza mondiale ed è un merito tutto italiano.

Del resto, la storia dell’evoluzione della farmacologia ci insegna che è solo partendo da risultati sbagliati che si può arrivare ad ottenere migliori strategie terapeutiche.

Quindi, non si è ancora giunti ad avere “un’arma” efficace contro la polmonite COVID-19.

Resta una guerra ancora tutta da combattere, ma le guerre sono fatte di tante battaglie e tante sconfitte, che forse ci insegnano anche più delle vittorie. La ricerca di una terapia farmacologica adeguata contro questo virus pandemico è ancora agli inizi, ma per lo meno abbiamo qualche informazione in più.

 

[1] Coronavirus: risultati auspicati dal trattamento con Tocilizumab. Disponibile online su: https://www.agifar.com/coronavirus-risultati-auspicati-dal-trattamento-con-tocilizumab/