Dott.ssa Federica Carosi, socia Agifar Roma

In un mondo sempre più alla ricerca di metodi veloci per risolvere qualsiasi problema, come fare a non rimanere affascinati dalla possibilità di ottenere una medicina miracolosa in grado di guarire qualsiasi ferita. La letteratura e la cinematografia fantascientifica ci hanno accompagnato in questa speranza propinando unguenti che guariscono ferite infette (saga degli hunger games di Suzanne Collins), “poltiglie” che ricostruiscono parti ustionate di pelle (snowpiercer )  e apparecchiature all’avanguardia in grado di rigenerare danni o lesioni a organi e tessuti. Nonostante i grandi limiti a cui siamo ancora sottoposti, da anni tantissimi ricercatori hanno dedicato la loro vita allo studio di materiali in grado di risanare tessuti danneggiati, ricreare organi o parti di essi. Con l’inizio del XX secolo le rivoluzioni in campo scientifico, come la chirurgia dei trapianti e l’isolamento e la coltura in vitro di cellule derivate da vari tessuti, hanno portato alla nascita di una nuova branca della medicina: la medicina rigenerativa. Immaginiamo di trovarci di fronte a una ferita della pelle, supponiamo un’ustione estesa; nell’ambito della medicina rigenerativa si può applicare un approccio in vivo o ex vivo. Nell’approccio ex vivo vengono sviluppati in vitro tessuti biologici funzionali che verranno trapiantati, in questo caso nella zona ulcerata, per poi favorirne una graduale rigenerazione. Nell’approccio in vivo invece, si indurranno direttamente nelle cellule dell’organismo stimoli in grado di correggere e ripristinare la funzione biologica danneggiata. Ora supponiamo di avere a disposizione un gel o uno spray in grado di fare proprio questa cosa e con tempistiche decisamente brevi! In commercio esistono molte formulazioni topiche che favoriscono i processi di riparazione della pelle, ma purtroppo il loro effetto non è immediato e soprattutto, nei casi più gravi o cronici, sempre risolutivo. Nell’ambito della medicina rigenerativa sono stati messi a punto idrogeli a base di acido ialuronico in grado di veicolare sostanze che, una volta a contatto con il tessuto danneggiato, rimodulano la risposta cellulare e favoriscono la riparazione. Gli idrogel sono sistemi costituiti da una rete tridimensionale di catene polimeriche disperse in acqua. Possono essere di derivazione sintetica o naturale. Tra questi ultimi uno dei più studiati è proprio l’acido ialuronico perché, grazie alle sue proprietà idrofile, viscoelastiche e biocompatibili, è il candidato favorito per la formazione di idrogeli in ambito biomedicale. Studi recenti hanno mostrato che idrogeli all’acido ialuronico contenenti sulfadiazina argentica hanno un tasso di guarigione delle ferite più veloce rispetto alle rispettive creme presenti in commercio. Inoltre gli idrogeli possono essere “caricati” con sostanze che ne aumentano l’attività o fungere da scaffold per il rilascio di farmaci, cellule staminali, PRP (plasma ricco di piastrine), fattori di crescita e tanto altro.

Molte ricerche devono ancora essere fatte per superare le problematiche di stabilità, efficienza e produzione di queste sostanze. Ci auguriamo che in pochi anni, così come tantissime scoperte hanno permesso un notevole miglioramento del tenore di vita, sarà possibile accedere facilmente a questi “gel miracolosi” che non vedremo più solo nei libri di fantascienza, ma proprio a casa nostra.

https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/32827392/